SBLAB Drake 784-139 – Trasformatore d’Uscita per Amplificatori Marshall 50W (1968-1973)

Stai cercando il trasformatore perfetto per il tuo amplificatore Marshall vintage? Il modello SBLAB_Drake_784-139 è esattamente ciò che fa per te. Questo trasformatore d’uscita è un clone fedele del leggendario Marshall Drake 784-139, utilizzato nei famosi amplificatori Marshall da 50 Watt prodotti tra il 1968 e il 1973. La nostra riproduzione è realizzata con estrema precisione per offrire le stesse caratteristiche tonali e prestazioni dell’originale, mantenendo il suono autentico e potente che ha definito una generazione di musica rock.

Caratteristiche principali

  • Replica 1:1 dell’avvolgimento originale: A differenza di altre soluzioni economiche presenti sul mercato, dove l’unico aspetto considerato è l’impedenza, il nostro trasformatore è stato accuratamente copiato da un Drake 784-139 originale smontato apposta, garantendo un’autentica riproduzione delle specifiche originali.
  • Opzioni di realizzazione: Possiamo realizzare il trasformatore completamente da zero oppure utilizzare lamierini e calotte recuperate da trasformatori originali danneggiati, per garantire un approccio sostenibile senza compromessi sulla qualità.
  • Componenti di alta qualità: Ogni componente utilizzato per la costruzione del SBLAB Drake 784-139 è selezionato con attenzione per replicare fedelmente il design e le prestazioni originali, mantenendo la stessa robustezza e durata nel tempo.

Non pubblico volutamente le specifiche tecniche di banda passante, impedenza o altre misure del trasformatore, perché semplicemente sono identiche all’originale. Il SBLAB_Drake_784-139 è una replica 1:1 del trasformatore Marshall Drake 784-139, quindi chiunque conosca l’originale sa esattamente cosa aspettarsi: lo stesso suono, le stesse prestazioni, senza compromessi. Non si tratta di approssimazioni o trasformatori pensati da zero, ma della riproduzione fedele del trasformatore che ha definito il suono di una generazione.

Nella foto sotto la versione ricostruita da zero senza recuperare calotte e lamierini, ma con le stesse caratteristiche e dimensioni.

Attenzione alle informazioni errate!
Come evitare errori comuni nella scelta di un trasformatore di qualità

Nel mondo degli amplificatori vintage, non è raro imbattersi in informazioni errate che circolano su internet, e questo può portare a scelte sbagliate, anche quando si parla di componenti cruciali come i trasformatori. Recentemente, sono stato contattato da un riparatore che, purtroppo, ha ignorato le informazioni precise che gli ho fornito e ha preferito affidarsi a schemi e teorie trovate online.

Questo riparatore, pur non avendo accesso a un trasformatore originale e avendo la possibilità di ricevere una replica fedele del Marshall 784-139, ha continuato a chiedere se il mio trasformatore fosse avvolto secondo uno schema trovato su internet da una fonte sconosciuta e se utilizzasse lamierini GO, erroneamente considerati da lui “superiori”.

Schema di avvolgimento trovato su internet da fonti non verificate, che nulla ha a che vedere con l’autentico schema del trasformatore Marshall Drake 784-139.

Nonostante le spiegazioni che gli ho dato, basate su una conoscenza dettagliata e comprovata delle specifiche dell’originale, ha deciso di non acquistare il mio trasformatore, convinto che i lamierini GO potessero migliorare il suono.

Questa visione, purtroppo, è lontana dalla realtà. I lamierini GO, sebbene possiedano alcune caratteristiche utili in determinati contesti, possono alterare il punto di saturazione del trasformatore e quindi modificare il suono originale, snaturandolo completamente. Un trasformatore che vuole replicare fedelmente il Marshall 784-139 deve seguire alla lettera le specifiche originali, senza cercare di “migliorarlo” con soluzioni teoriche che non sono mai state utilizzate dai progettisti dell’epoca. Ogni modifica può cambiare irreparabilmente il risultato finale, trasformando l’amplificatore in qualcosa di completamente diverso.

Dettaglio dei lamierini di un autentico trasformatore Marshall Drake 784-139: lamierini spessi in ferro silicio, come usato nell’originale. I lamierini GO, molto più sottili, avrebbero circa un quarto dello spessore di quelli mostrati in questa foto.

Alla fine, quel riparatore ha scelto di non acquistare il mio trasformatore e, sebbene non possiamo prevedere cosa abbia comprato in alternativa, posso dire con certezza che la sua scelta non avrà mai lo stesso suono autentico che solo una replica fedele e costruita correttamente può offrire. Nel frattempo, i miei clienti che hanno scelto la replica originale stanno già godendo di un suono che rispetta fedelmente quello che si aspettano da un Marshall vintage.

Questa è la testimonianza di un altro cliente che ha fatto la scelta giusta, riconoscendo il valore di un trasformatore realizzato fedelmente all’originale, al contrario di chi ha rinunciato all’acquisto basandosi su teorie errate su come dovesse essere costruito:

Buongiorno Sig. Stefano,
inoltro un paio di foto dell’amplificatore che ho realizzato con il vostro trasformatore di uscita “Drake”.
Ringrazio tantissimo! Suona in modo eccellente! Grazie!
Appena terminerò la modifica per il doppio canale ed il mobile
invierò foto dell’ampli finito.
Poi se tutto andrà bene comincerò la produzione.

In ogni caso a breve ne ordinerò altri di trasformatori.
Ancora grazie!

La lezione che ne possiamo trarre? Non fatevi ingannare da teorie errate o suggerimenti da smanettoni da forum. Quando si tratta di componenti cruciali per il suono, affidatevi a chi conosce veramente il prodotto e segue rigorosamente le specifiche originali. Non c’è spazio per le modifiche che snaturano il suono: l’autenticità è fondamentale, e l’unico modo per ottenere il suono giusto è scegliere una replica che aderisca completamente alle specifiche dell’originale.

Il nostro obiettivo non è solo offrirti un trasformatore di qualità, ma darti la certezza che il tuo amplificatore avrà il suono autentico e l’affidabilità per cui i Marshall sono famosi. Non accontentarti di riproduzioni approssimative: scegli SBLAB Drake 784-139 per un’esperienza sonora che rispecchia in ogni dettaglio l’originale.

Contattaci oggi per maggiori informazioni o per personalizzare il tuo ordine!

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2 Responses to SBLAB Drake 784-139 – Trasformatore d’Uscita per Amplificatori Marshall 50W (1968-1973)

  • Grazie mille per il suo feedback positivo! È stato un piacere collaborare con lei e sapere di aver soddisfatto le sue aspettative sia per la qualità del lavoro che per la comunicazione. Restiamo a disposizione per qualsiasi necessità futura.

  • Pienamente soddisfatto, sia del lavoro fatto che della comunicazione col Sig. Bianchini.
    Fa piacere conoscere un professionista di questo calibro.
    Grazie

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Audio di alta gamma: è sempre sinonimo di qualità?

Un cliente si è presentato da me con un preamplificatore acquistato usato su eBay, proveniente da un venditore in Germania. Questo curioso apparecchio, dal design interno quanto mai singolare, necessitava di un controllo approfondito. Prima di arrivare da me, il cliente aveva chiesto un parere a un altro tecnico, il cui comportamento, come racconto nella storiella che segue in questo articolo, merita un tono ilare per sdrammatizzare.

Come ti frego l’audiofilo con il cambio delle valvole

C’era una volta, in un piccolo paese di montagna dove il suono aveva un’anima, un uomo dal cuore grande e dalla passione per la musica chiamato Peppino. Un giorno, Peppino, camminando nel mercato dei suoni rari, acquistò un pesante, pesantissimo preamplificatore prodotto da una leggendaria casa italiana. Questo macchinario, il cui peso era tale che sembrava ospitasse un buco nero al suo interno, era l’orgoglio di chiunque volesse ascoltare musica “come Dio comanda”. Peppino, però, da bravo perfezionista, decise di dargli una controllata…

L’incontro con il guru

Così Peppino si recò dal famoso Guru Prestigiatore, un uomo misterioso conosciuto da tutti con il nome di Baffone Valvolario, per via dei suoi baffi a forma di sinusoide e della sua fama di mago delle valvole. Baffone, dopo aver fissato il preamplificatore con un’occhiata che pareva una scansione ai raggi X, si accarezzò il baffo sinistro e sentenziò: “Caro Peppino, le valvole sono tutte usurate! Bisogna cambiarle TUTTE, senza eccezioni. Prezzo? 1000€ tondi tondi.”

Baffone pronunciò la cifra con l’aria di chi stesse vendendo il segreto per catturare le stelle. Ma Peppino, nonostante l’amore per la musica, aveva ancora una sana dose di buon senso (e un portafoglio poco propenso agli squarci improvvisi).

Il viaggio dal tecnico sincero

Decise così di cercare una seconda opinione e si rivolse a SB-LAB, un umile e onesto tecnico, maestro nel trattare macchine che sembravano uscite dai sogni di Tesla. Quando Peppino arrivò con il suo preamplificatore, fu necessario un carrello elevatore per scaricarlo. Dopo aver fatto una pausa per massaggiarsi la schiena, SB-LAB si mise al lavoro con il fidato uTracer, un dispositivo capace di leggere lo stato delle valvole con la precisione di un oracolo.

Con grande sorpresa, tutte le valvole risultarono perfette, tranne una solitaria EF184 un po’ “fiacca” (probabilmente perché stava giocando a nascondino col segnale audio). SB-LAB la sostituì con una valvola nuova di zecca, il cui prezzo (8€) era così modesto che Peppino avrebbe potuto comprarla con gli spiccioli della macchinetta del caffè.

La trappola del guru

Fu allora che SB-LAB si rese conto del piano machiavellico di Baffone Valvolario: il suo obiettivo non era solo svuotare il portafoglio di Peppino, ma anche tenersi tutte quelle valvole NOS ancora perfettamente funzionanti per rivenderle al prossimo sventurato. Un vero e proprio giro di valvole, un “circo del tubo” che avrebbe fatto arrossire persino il più spregiudicato dei rivenditori.

La morale della storia: “Non tutti i baffi nascondono saggezza, e non tutte le valvole devono essere cambiate. Fidati di chi misura, non di chi teatralizza.”

I problemi segnalati dal cliente

Quando il preamplificatore è giunto nel mio laboratorio, presentava tre problematiche principali:

  1. Scarsa sensibilità ai segnali del telecomando: il dispositivo non riusciva a captare il telecomando oltre i 30 centimetri di distanza.

  2. Un canale audio completamente muto.

  3. Richiesta di controllo completo delle valvole.

Il controllo delle valvole

Dopo aver verificato le valvole con l’uTracer, ho constatato che erano tutte in ottime condizioni, a parte una EF184 leggermente fiacca, che ho prontamente sostituito. Questo controllo è stato il primo passo per assicurarmi che il problema non risiedesse nelle valvole stesse.

La curiosità sui condensatori

Durante l’analisi del preamplificatore, la mia attenzione è stata catturata dall’enorme batteria di condensatori montati all’interno. Mosso dalla curiosità, ho deciso di smontarne uno per esaminarlo più da vicino. Il condensatore, stranamente, era stato verniciato di nero. Con un po’ di diluente, ho rimosso la vernice per scoprire cosa si nascondesse sotto. Lascio alle foto il resto del racconto… Chi volesse capire meglio cosa significa la misura che mostro sul ponte LCR può leggere quest’altro articolo…

Indagine sul canale muto

Il canale muto presentava una mancanza di tensione. Per identificare il problema, ho dovuto analizzare l’intero circuito per farmi un’idea generale del funzionamento. Durante l’ispezione, ho scoperto alcune peculiarità tecniche:

Valvole utilizzate in modo eccentrico: Quattro tetrodi di potenza simili alle EL34 erano impiegate come diodi, con tutte le griglie connesse all’anodo. Inoltre, due doppi triodi noval erano usati unicamente per accendere 2 LED, un compito che avrebbe potuto essere svolto da una semplice resistenza. Ho deciso di rimuoverle, ritenendole superflue. Di fatto, la presenza o l’assenza di questa valvola non influiva sul funzionamento dell’apparecchio..

Alimentazione duale separata per i due canali: Ogni canale aveva il proprio regolatore di tensione, composto da una valvola 6AS7g come elemento serie, una regolatore a gas come riferimento di tensione e un’altro pentodo di potenza noval usato come amplificatore di errore. L’uso di una finale di potenza in questo ruolo è piuttosto insolito.

Guasto nel regolatore di tensione: Uno dei quattro regolatori era difettoso. Durante la riparazione ho accidentalmente preso una scossa, fortunatamente senza conseguenze, e ho scoperto che mancavano le resistenze di scarica sui condensatori elettrolitici. Ho scaricato i condensatori con l’opportuno accessorio, l’alimentazione è tornata a funzionare correttamente.

Il mistero della resistenza bruciata

Seguendo il percorso dell’alimentazione del canale muto, ho trovato una resistenza bruciata. Dopo averla sostituita, tutto sembrava funzionare, ma la domanda restava: cosa aveva causato il guasto? La risposta è emersa solo quando ho rimontato il coperchio: una delle viti di serraggio entrava in contatto con un reoforo non tagliato, provocando un corto circuito. Ho smontato la scheda, tagliato i reofori eccedenti e risolto definitivamente il problema.

Il problema del telecomando

Risolti i problemi principali, rimaneva quello del telecomando. Dopo un’accurata ispezione, ho scoperto che il fototransistor responsabile della ricezione dei segnali era posizionato sotto il il fondo dell’apparecchio, puntando verso il tavolo. Ho dissaldato il fototransistor, passato i fili all’interno dell’apparecchio e praticato un foro da 3 mm sul frontale. Posizionando il fototransistor dietro il foro, il telecomando ha ripreso a funzionare perfettamente anche a distanza maggiore.

La Messa a Terra

L’apparecchio in questione presentava un filo di terra molto sottile, probabilmente con una sezione di circa 0,5 mm, che partiva dalla VDE. Questo filo non era nemmeno collegato al telaio, ma andava a un interruttore che permetteva di collegare o scollegare la messa a terra. Quando la messa a terra era collegata, una resistenza da alcune decine di ohm era inserita in serie. Tuttavia, la natura costruttiva dell’apparecchio rendeva la messa a terra non opzionale, ma obbligatoria per un funzionamento sicuro ed efficiente. Per migliorare questa situazione, ho eliminato la resistenza e l’interruttore, collegando il filo di terra direttamente al telaio dell’apparecchio tramite un nuovo filo da 2,5 mm di sezione, utilizzando una vite M6, rondelle dentate e un dado autobloccante.

Piccola lezione: se sentite ronzii provenienti da un preamplificatore o un amplificatore, cercate il problema altrove, nel vostro impianto elettrico. È fondamentale revisionare il paletto di messa a terra con l’aiuto di un elettricista qualificato. Ricordate, però, che non dovreste mai scollegare la messa a terra dei vostri apparecchi!

Bilanciamento dei Canali

Una volta riparato, il preamplificatore presentava ancora uno sbilanciamento di circa 1,5 dB tra i due canali, nonostante le valvole misurate sul tracciacurve fossero tutte in perfetta salute, praticamente come nuove. Tuttavia, le tolleranze di fabbrica non possono mai essere ignorate. Questo ci riporta nuovamente alla questione dei circuiti a zero feedback: aggiungere 2-3 dB di controreazione in un circuito, nella maggior parte dei casi, può risolvere problemi come questo senza compromettere minimamente la qualità sonora o musicale. Ma i “baffoni valvolari” vi diranno sempre peste e corna sulla controreazione e che casualmente spendendo cifre esorbitanti, selezionano valvole super precise (spesso riabbinando valvole ritirate da altri e rivendute più e più volte), promettono che i canali del vostro apparecchio saranno perfetti. La realtà, però, è che le valvole rimangono sempre valvole, e una selezione di questo tipo è destinata a dare buoni risultati solo per un periodo limitato, come da Natale all’Epifania, prima che gli sbilanciamenti nei canali ricomincino a manifestarsi. Inoltre, molti di questi apparecchi non dispongono nemmeno di un controllo del bilanciamento, il che complica ulteriormente la questione.

Conclusioni

In questo articolo troverete poche foto, tutte ravvicinate e modificate con effetto pixel per rendere irriconoscibile l’apparecchio in questione. Questo perché non desidero promuoverlo in alcun modo. Inoltre, voglio esprimere liberamente la mia opinione, dato che in poco più di un anno ho avuto tra le mani almeno tre dispositivi di questa tipologia e ho maturato alcune riflessioni.

In Italia sembra esserci una tendenza particolare nel settore dell’audio: apparecchi dal prezzo molto elevato, nell’ordine delle decine di migliaia di euro, che però non sempre offrono una qualità proporzionata al costo. Spesso si tratta di dispositivi di grandi dimensioni e peso, con un design che appare poco ottimizzato e con soluzioni tecniche discutibili. Alcuni di questi prodotti presentano difetti come ronzii, problemi di messa a terra, o prestazioni sonore che non si distinguono particolarmente da quelle di apparecchi molto più economici.

Questi prodotti vengono talvolta elogiati da riviste specializzate, ma mi chiedo quanto di questo entusiasmo sia basato su una valutazione oggettiva. Personalmente, ritengo che il rapporto qualità-prezzo sia spesso più equilibrato nella fascia media del mercato, dove è possibile trovare dispositivi validi senza rincorrere cifre spropositate. Invito tutti a riflettere con attenzione prima di lasciarsi influenzare dal prezzo o dalla pubblicità e a valutare i prodotti in base alla reale qualità che offrono.

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Sonic Frontiers SFL-1: Quando il desiderio di miglioramento diventa un disastro

Il Sonic Frontiers SFL-1 è un preamplificatore ibrido che ha saputo conquistare il cuore degli audiofili grazie alla sua combinazione di tecnologie a valvole e a stato solido. Con una singola valvola 12AT7 nel percorso del segnale, è in grado di unire il calore e la musicalità delle valvole con la precisione e la stabilità dei circuiti a transistor. Questo apparecchio è particolarmente apprezzato per la sua costruzione solida e per la sua capacità di restituire un suono dettagliato e coinvolgente.

Tuttavia, quando un cliente desideroso di apportare miglioramenti ha deciso di mettere mano al suo SFL-1, le cose sono rapidamente degenerate, trasformando un raffinato strumento audio in un complicato caso di riparazione.

La storia del disastro

Il cliente era animato da buone intenzioni: voleva migliorare le prestazioni del suo preamplificatore installando condensatori di qualità superiore sul segnale, un potenziometro a scatti di alta precisione e, forse, sostituendo i cavi interni con modelli più pregiati. Tuttavia, l’esecuzione di questi interventi è stata tutto tranne che professionale. Gli interventi maldestri hanno provocato un guasto a catena devastante, con conseguenze disastrose per l’apparecchio.

In particolare, essendo il circuito per la maggior parte a stato solido, non ha tollerato gli interventi subiti. Il risultato? Tutti i semiconduttori presenti sulla scheda sono stati distrutti, insieme a un paio di resistenze. L’entità del danno era tale che l’apparecchio era praticamente irriconoscibile e completamente inutilizzabile.

Il lavoro di ripristino

Il lavoro di riparazione ha richiesto un intervento meticoloso e paziente. La prima fase è stata lo smontaggio completo della scheda per poter verificare uno a uno tutti i componenti presenti. Dopo una lunga e accurata diagnosi, è emerso che, a parte alcuni diodi e l’NE555 utilizzato per il ritardo all’accensione, tutti gli altri semiconduttori erano compromessi.

Ecco un elenco dei componenti sostituiti:

  • Tutti i transistor.
  • Tutti i JFET.
  • Tutti i regolatori di tensione.
  • Un amplificatore operazionale presente sulla scheda.

Inoltre, il potenziometro del bilanciamento, insieme a tutta la cavetteria circostante, è stato completamente smontato. Anche questa parte dell’apparecchio era stata talmente pasticciata che era impossibile capire il percorso originale dei fili. Ripartire da zero si è rivelata la scelta più sensata.

Una lezione importante

Il lavoro di riparazione ha richiesto due giornate intere, durante le quali ogni componente è stato attentamente testato, sostituito e ricollegato. Alla fine, il preamplificatore è tornato a funzionare come da progetto originale, ma non senza lasciare una lezione importante: se non si è sicuri di sapere cosa si sta facendo, è meglio lasciare il lavoro ai professionisti.

Le valvole, con la loro robustezza, possono perdonare interventi maldestri, ma i transistor non concedono seconde chance. Questo caso è un monito per tutti gli appassionati di hi-fi: l’eccessivo entusiasmo nel migliorare un dispositivo può trasformarsi in un disastro costoso e impegnativo.

Ripristinare un Sonic Frontiers SFL-1 in queste condizioni è stato un lavoro impegnativo. Ora è tornato a offrire la qualità sonora per cui è famoso, ma la prossima volta, il cliente penserà due volte prima di avventurarsi in modifiche fai-da-te.

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1 Responses to Sonic Frontiers SFL-1: Quando il desiderio di miglioramento diventa un disastro

  • hai ragione le valvole sono più robuste i transistor e MOSFET sono più delicati comunque hai fatto l’ennesimo paziente lavoro di riparazione.

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